Editoriale
Tutti gli studi clinici randomizzati sul trattamento della stenosi dell'arteria renale (SAR) su base aterosclerotica non hanno mostrato beneficio clinico della rivascolarizzazione con o senza posizionamento di stent in aggiunta alla terapia medica ottimale. Possiamo generalizzare le conclusioni a tutti i pazienti con SAR su base aterosclerotica?
La questione è ben nota al medico vascolare e rimane “calda”: dopo la sospensione della terapia anticoagulante, somministrata per alcuni mesi dopo un primo episodio di trombosi venosa profonda (TVP) o di embolia polmonare (EP), fino a circa il 30% dei pazienti svilupperà un nuovo episodio tromboembolico a distanza di mesi o anni.
La fibrosi retroperitoneale (FRP) è una malattia rara caratterizzata da un processo infiammatorio cronico con deposito di tessuto fibrotico intorno all’ aorta addominale e alle arterie iliache.
Focus su...
Le ulcere più comuni agli arti inferiori sono quelle legate alla stasi venosa (malattia venosa cronica o sindrome post-trombotica). Sono lesioni precedute da dermatopatia da stasi, edema sottocutaneo e si accompagnano a varici tronculari evidenti.
Le malattie mieloproliferative (MMP) sono un gruppo di patologie a carico delle cellule staminali ematopoietiche caratterizzate da proliferazione clonale delle cellule della linea mieloide.
Nell’ambito di una più generale revisione della letteratura sulla malattia venosa cronica, mi è ricapitato fra le mani alcuni giorni fa un articolo recentemente pubblicato nella rivista Phlebology, nel quale erano presentati i risultati di un piccolo studio caso-controllo, svolto in Armenia, mirato alla valutazione dei fattori di rischio di ulcerazione in pazienti con vene varicose.
L'opinione degli Esperti in tema di:
In questa sessione estiva la Linea Guida analizzata è:

Management of Chronic Venous Disease: Clinical Practice Guidelines of the European Society for Vascular Surgery (ESVS).
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Survey Nautilus
Come è noto i Disturbi Venosi Cronici (DVC) rappresentano un’insieme di patologie correlate di varia gravità dal forte impatto socioeconomico che colpiscono altissime percentuali di uomini e donne in un ampia fascia di età.

Gli studi epidemiologici sinora condotti in vari paesi del mondo, pur nella variabilità delle frequenze osservate, indicano come possibili fattori di rischio, la familiarità, l’età, l’obesità, il sesso femminile, le gravidanze, il prolungato ortostatismo.
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